La Promessa solenne del disputator cortese è il momento simbolico che apre ogni disputa del Torneo di Dibattito Interuniversitario.
Non è una formula rituale accessoria, ma l’affermazione pubblica dei principi che regolano la disputa secondo il protocollo Patavina Libertas: rispetto, rigore argomentativo, lealtà intellettuale e correttezza formale.
La promessa sancisce l’impegno a praticare una disputa felice (teorizzata da Bruno Mastroianni1) in cui la forza dell’argomento prevale sulla forza della voce.
Nel Torneo il dibattito non è uno scontro personale, ma una messa alla prova delle idee. La Promessa ricorda che si compete per far valere le ragioni migliori, non per prevalere sull’altro.
Il senso della disputa felice
La disputa non è guerra.
È una forma regolata di competizione che include, strutturalmente, la cooperazione.
Nel modello delineato dal prof. Adelino Cattani2 e dalla Palestra di Botta e Risposta, il dibattito non è uno scontro volto a umiliare l’avversario né un compromesso che nasconde le divergenze. È, piuttosto, una “messa alla prova” delle idee: un confronto in cui le posizioni si oppongono in modo attivo e regolato affinché dal contrasto possa emergere qualcosa di ulteriore, un possibile tertium quid.
Deliberare significa soppesare.
Riconoscere le alternative, metterle a confronto, valutarne la preferibilità. Non si delibera senza pensare; non si decide senza aver ascoltato.
La “felicità” della disputa consiste proprio in questa contemplazione della differenza: nella capacità di riconoscere la forza dell’argomento opposto mentre si difende con rigore la propria posizione. La superiorità di una tesi non si afferma annientando l’altra, ma mostrando, comparativamente, perché risulti preferibile.
È questo lo spirito che il Torneo di Dibattito Interuniversitario assume come fondamento etico e formativo.
Disputare, nel Torneo, significa:
- mettere alla prova una tesi davanti a un pubblico e a una giuria;
- soppesare argomenti e obiezioni in modo ordinato;
- riconoscere la pluralità dei punti di vista;
- cercare, quando possibile, la soluzione più ragionevole o la posizione meglio fondata.
La buona disputa non elimina il conflitto: lo disciplina.
Non attenua artificialmente le divergenze: le rende esplicite entro regole condivise, affinché il confronto produca maggiore chiarezza, maggiore comprensione e, talvolta, anche un cambiamento di prospettiva.
Il testo della Promessa
Promessa solenne del disputator cortese
Consapevole
che su ogni cosa possono esistere punti di vista diversi
che verità e giustizia scaturiscono dal confronto civile e dal dibattito leale
che di norma non esiste una ragione che si contrappone ad un torto, ma diverse ragioni contrapposte
che è sempre preferibile discutere anche senza deliberare che deliberare senza discutere
Prometto
di impegnarmi a ricercare gli argomenti migliori a favore della mia posizione
di valutare, nel contempo, le obiezioni ragionevoli della controparte
di replicarvi in modo fermo e pacato, individuandone i punti deboli e riconoscendone, almeno in cuor mio, i punti di forza che richiedono risposta, al fine di addivenire ad una migliore comprensione delle cose e degli altri.
Farò del mio meglio per convincere e nel contempo per convivere.
© Palestra di Botta e Risposta

Perché una promessa nel Torneo
Nel Torneo di Dibattito Interuniversitario la competizione è regolamentata, ma non puramente antagonistico-agonistica.
La valutazione non riguarda soltanto l’abilità retorica di chi parla, ma la capacità di:
- far valere comparativamente la preferibilità della propria posizione;
- riconoscere le istanze e i valori della controparte;
- contribuire a una deliberazione più consapevole.
Pronunciare la Promessa significa accettare che:
- l’avversario non è un nemico, ma un collaudatore delle nostre idee;
- la forza di una tesi si misura anche nella capacità di reggere alle obiezioni;
- il dibattito è un esercizio di libertà responsabile.
La Promessa solenne del disputator cortese esprime dunque il nucleo etico del Torneo: convincere senza annientare, competere senza rinunciare alla convivenza.

1Bruno Mastroianni è professore di Teoria e pratica dell’argomentazione all’Università di Padova e si occupa di comunicazione, public speaking e argomentazione. Ha teorizzato e sviluppato il concetto di “disputa felice” in numerosi testi.
2Adelino Cattani è filosofo e studioso di argomentazione, docente all’Università di Padova e ideatore della Palestra di Botta e Risposta, progetto dedicato alla formazione al dibattito regolamentato e alla cultura della disputa.
